Alta Via delle Dolomiti n.1 – Tappa 0

L’Alta Via delle Dolomiti n.1 è un percorso escursionistico lineare che si sviluppa dal Lago di Braies a Case Bortot (BL), 12 tappe, oltre 125 km di lunghezza e più di 7.000 m di dislivello. Noi, per comodità, abbiamo invertito il percorso per evitare di bivaccare al Bivacco del Marmol.

TAPPA 0

(casa)

Sette giorni alla partenza per l’Alta Via delle Dolomiti n.1, quattro mesi fa iniziammo la preparazione del viaggio e ora stiamo contando le ore, interminabili, che ci separano dalla nuova avventura. Tutti i rifugi sono prenotati da mesi, sembrano anni. L’elenco delle cose da portare è pronto: abbigliamento, imbrago e set da ferrata, attrezzatura fotografica.
Quest’oggi, Sabato 27 Luglio, dedicheremo la giornata a contattare tutti i rifugi per confermare il nostro arrivo, a revisionare l’intero percorso rileggendo le varie relazioni trovate su alcuni libri e in internet, riassumere i sentieri e relativi bivi per non sbagliare strada, scansionare le cartine in formato digitale per averle prontamente a portata di mano sul cellulare, guardare filmati su YouTube e le fotografie di chi ha percorso l’Alta Via delle Dolomiti n.1 prima di noi, definire il percorso di rientro a Belluno tramite i bus di linea, inventariare la borsetta del primo soccorso per gli acquisti del caso, controllare le previsioni meteorologiche e, infine, pesare gli zaini con l’intero carico (10 kg Giada e 18 kg Mauro). I bagagli sono ridotti all’osso e anche così pesano fin troppo, ma oltre è impossibile andare. Limare il peso ha significato ridurre ogni vestiario a tre pezzi: uno per camminare, uno in sostituzione del precedente mentre asciugherà dopo il lavaggio giornaliero e l’ultimo in caso di urgenza. Ipotizziamo quindi di non riuscire ad asciugare in tempo utile alcuni capi, di non avere l’opportunità di lavarli o addirittura di romperli; o di dimenticare qualcosa in rifugio, opzione da evitare a priori. La mia passione fotografica mi impone di trasportare la Fujifilm X-T2 con il Fujifilm XF 56mm f/1.2 R, la Sony a7III abbinata al Canon EF 16-35mm f/4L IS USM e al Canon EF 24-70mm f/4 L IS USM, i filtri a lastra e il polarizzatore, il treppiede, scatto da remoto, power bank e relativi cavi USB per caricare le batterie; insomma, parecchio peso. Il drone, DJI Mavic 2 Pro, purtroppo deve restare a casa in quanto è proibito volare nei tre parchi in cui entreremo: Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Parco naturale di Fanes-Sennes-Braies e Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo. Nei giorni precedenti ho contattato i relativi parchi e su tutti i fronti mi è stato risposto un “no” categorico. Potrei utilizzare il drone nelle aree ove è consentito, ma il prezzo di aggiungere altri 2 kg tra quadricottero, batterie, radiocomando e varie, non è accettabile. Ingoiato il rospo, a malincuore devo rinunciarvi, non al rospo da deglutire per intero ma al drone. Desideravo fotografare dall’alto i laghi, le strade e i sentieri, le frane e le formazioni rocciose, gli alpeggi e resti della Grande Guerra, e altro che scopriremo lungo il percorso, ma purtroppo la vita è fatta di rinunce, questa è una.
Le previsioni per Sabato prossimo mostrano una mattinata soleggiata e un pomeriggio variabile; accettabile. Quelle per il giorno seguente sono accettabili il mattino e inaccettabili il pomeriggio. Domenica è previsto il tratto su via ferrata, condirla con pioggia ed eventuali fulmini non è mai una gioia. Inizia la preoccupazione sul futuro dei primi giorni, chissà come saranno i successivi. Manca una settimana, ancora troppo tempo per affidarci ciecamente alle previsioni meteo. Giorni in cui ci ansieremo a vicenda coi vari “se”, “ma” e “forse”, dubbi e perplessità; insicurezze che si concretizzeranno fin da Venerdì, quando confermeremo a noi stessi la decisione o meno di partire.
Durante i giorni del countdown il compito dei singoli sarà quello di contare minuti e ore alla partenza; il resto è tutto, o quasi, pronto. Resta da completare il kit del primo soccorso e acquistare alcune cibarie di supporto per le prime tappe del trekking (un paio di barrette di cioccolato fondente a testa, uvetta e zenzero disidratati) e per il pranzo del Sabato quando arriveremo a Case Bortot, termine del viaggio in auto.
Le previsioni per Sabato mostrano una mattinata con pioggerella e un pomeriggio uggioso; accettabile. Quelle per il giorno seguente restano invariate; inaccettabile. E siamo a Lunedì. Sospiriamo e pensiamo ai pochi giorni che restano.
Le previsioni per Sabato mostrano una mattinata con temporale, il pomeriggio di conseguenza; no comment. Quelle per il giorno seguente con sole e forse qualche goccia d’acqua verso sera; molto accettabile. Martedì.
Le previsioni per Sabato mostrano una giornata variabile; non male. Quelle per il giorno seguente con cielo coperto e possibili piogge; incrociamo le dita. Mercoledì. Ci guardiamo negli occhi e meditiamo di non roderci il fegato guardando il meteo; troppo inattendibile.
Venerdì. Oggi le previsioni per Sabato, Domenica e Lunedì sono da ustione senza la crema solare con protezione 50+ e in sequenza fioccano i “no comment” che si sprecano sulle nostre labbra. Non ci crediamo, ma ci speriamo.
Da Martedì in avanti lo guardiamo con gli occhi, non lo esprimiamo a parole e tanto meno vogliano imprimerlo nel nostro cervello. Lasciamo le nuvole con goccioloni e i fulmini ai pixel dello schermo del computer; chissà, se spegnendolo, cambierà idea sul futuro. L’imprevedibilità la lasciamo al caso e ai meteorologi, le previsioni le controlleremo di rifugio in rifugio quando forse saranno più azzeccate; si spera. Ora sono sdraiato sul divano a scrivere del meteo che cambia e del tempo passato che non trascorreva; per fortuna oggi è la vigilia dell’inizio. Lo zaino, appoggiato a una gamba della scrivania, mi osserva con occhi assonnati; è la sonnolenza tipica di chi ha mangiato troppe portate in un unico pasto. Immagino non sia stato facile per lui ingurgitare magliette, pantaloni, pile, calze, mutande, guscio, mantellona, set da ferrata, attrezzatura fotografica e cibarie; senza contare le altre mille piccole cosette necessarie per lavarsi, ricaricare i diversi dispositivi elettronici e tutti i vari ammennicoli utili per sopravvivere. Probabilmente pesa troppo, ma tutto quello contenuto all’interno di quella sua pelle, tirata quasi a scoppiare, sarà indispensabile; o forse no. Al termine del trekking saprò, sapremo, cosa realmente non era strettamente necessario. Non mi interessa la fatica, il mal di spalle, di piedi o di gambe, i quadricipiti spezzati sotto la mole del mio fardello, il sole bruciante o la pioggia battente, il vento, il caldo o il freddo. Mi interessa la ricerca della bellezza che non conosco, la sua scoperta, la fatica per raggiungerla, l’emozione che raccoglierò passo dopo passo tra le rocce e le piante, tra le valli e le vette, tra la terra e il cielo, tra il mattino e la sera, notte esclusa perché serve per riposare. Voglio godermi ogni singola emozione che quest’avventura mi donerà. Un pizzico di speranza emotiva, ma solo un pochino, è rivolta al lato gastronomico: spero di ritemprare corpo e spirito con svariate prelibatezze d’alta quota, dalla più semplice alla più caratteristica.


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