Masun della Valle Albano

Sul versante occidentale della catena montuosa dell’alto Lago di Como, in provincia di Como e più precisamente all’imbocco della Valle Albano, fra i paesi di Stazzona, Germasino e Garzeno, vi sono arcaiche costruzioni rurali dalla particolare architettura: le Masun.
Le Masun sono edifici, anticamente adibiti a stalla e fienile, che testimoniano uno stile architettonico tipico della zona quando i celti erano insediati fra queste montagne. Le caratteristiche costruttive che le rendono speciali sono numerose, ma fra tutte, una in particolare, è la più importante: il tetto in paglia a doppio spiovente. Nell’arco alpino, tutti gli edifici agresti hanno le coperture dei tetti costituite da pietra, piatta, squadrata o tondeggiante, spessa, generalmente molto pesante, proveniente da cave limitrofe, ma con il comune denominatore d’essere roccia. Qui, lungo i pendii montuosi alle porte della Valle Albano, la roccia non è stata utilizzata per i tetti, bensì esclusivamente per i muri perimetrali del pian terreno. L’ossatura delle Masun, ovvero la struttura che collega i muri basali alla copertura sommitale e organizza le funzioni interne, è costituita in travi, tronchi e assi di scuro legno, generalmente castagno.
La Società Archeologica Comense e il Comune di Stazzona hanno avuto la brillante idea di ricostruire una Masun secondo le tecniche costruttive, i materiali e le modalità dell’edificare dei tempi remoti, in cui questa pratica era la quotidianità. La scelta di ricordare, per non dimenticare, permette di vivere, seppur parzialmente, l’arte architettonica di un passato che rischia concretamente di scomparire. Le Masun di Stazzona, Germasino e Garzeno, o i resti che le rappresentano, col tempo sono diventate simili a impronte nella sabbia, cui basta un colpo di vento o l’ultima onda del crepuscolo per cancellarle definitivamente. Queste sbiadite testimonianze sono quello che ci rimane di tradizioni parzialmente conosciute e documentate che, grazie al trascorrere del tempo, al cambio delle abitudini lavorative e di stili di vita, all’abbandono e all’incuria, rischiano realmente di essere cancellate dalla nostra memoria.

Strade asfaltate e sterrate, mulattiere e sentieri sono il filo conduttore che porta alla scoperta delle Masun. L’itinerario non ha un punto di partenza ufficiale, ma ufficiosamente può partire dal comune di Stazzona ove è situata la Masun “moderna”, quella ricostruita dalla Società Archeologica Comense.

Tabellone informativo sul Masun ricostruito di Stazzona
Masun di Stazzona ricostruito secondo tradizione
Masun di Stazzona ricostruito secondo tradizione
Dettaglio del tetto del Masun di Stazzona ricostruito secondo tradizione
Dettaglio del tetto del Masun di Stazzona ricostruito secondo tradizione

Dalle immagini si evince palesemente che i vent’anni di vita di questa Masun hanno subito irrimediabilmente l’avvicendarsi delle stagioni. Una volta, molto probabilmente, ristrutturavano la copertura di paglia a seguito della raccolta della segale che permetteva di avere nuovo materiale per sistemare eventuali infiltrazioni nel tetto. Ai giorni nostri, il tempo ha dettato le condizioni sul breve futuro del tetto in paglia. Non penso sia un aspetto negativo, anzi permette di vedere la naturale evoluzione dei materiali nati dalla terra, e non artificiosamente realizzati dall’uomo con le moderne tecnologie. Inoltre, è un indicatore emblematico di quello che può accadere se l’uomo decide di trascurare le bellezze passate che, senza cura, rischiano rovinosamente di scomparire nell’oblio della futura ignoranza, quella che non avrà più nulla da vedere, ammirare e studiare.

Prima di incamminarsi per questo viaggio, è consigliabile parcheggiare in Via alla Chiesa a Stazzona nei pressi del cimitero (pochi posti auto). Qualora non vi siano posteggi liberi si può proseguire al paese successivo, Germasino, in cui vi sono diversi parcheggi (presso il cimitero o in Via Albaredo) o alla peggio andare oltre, fino a Garzeno; in entrambe i casi è necessario percorrere a piedi la strada fino a Stazzona per dare inizio all’itinerario. Questo non è un problema in quanto il percorso è ad anello, quindi non è importante dove si posteggia il mezzo perché in ogni caso si torna sempre al punto di partenza. Altresì, il percorso si può percorrerlo nel senso opposto e tenere la Masun “moderna” per l’arrivo; personalmente consiglio il senso descritto a seguire.

La nuova Masun è situata nei pressi della Chiesa Parrocchiale San Giuliano (nel paese di Stazzona) ove parte il percorso alla ricerca della bellezza di queste antiche costruzioni rurali.
Seguendo la strada in salita, che segue il terreno pratoso della Masun sulla sua sinistra, in breve tempo si incontra una mulattiera che prende quota fino alla vicina strada asfaltata. Qui ci sono due possibilità: quella facile e noiosa o quella più lunga e interessante. Se siamo qui non è per cercare la comodità o la noia, bensì a ricercare le peculiarità di questi territori. La prima continua lungo la strada asfaltata in una serie di curve in salita fino a raggiungere il secondo percorso. La seconda, al contrario, segue la strada in leggera discesa fino a un vicino borgo (Frazione Villa) e poi, alla prima occasione utile, la si lascia intrufolandosi in una stretta via fra le alte case (taglia in orizzontale il borghetto di Villa) oppure, in alternativa, si prosegue oltre fino al tornante poco distante; in entrambe i casi si incontra la mulattiera in salita, la si riconosce per le classiche indicazioni CAI che la imbellettano.
La via sale fra i prati zigzagando un quintetto di volte, poi spiana debolmente non appena si intrufola nel bosco di latifoglie, continua per termina poi sulla strada lasciata qualche decina di minuti fa. Attraversata la carrareccia, il sentiero riprende a salire costeggiando una vallecola ombrosa. Pochi minuti ancora e si incontra per l’ennesima volta la strada precedente.
Il primo obiettivo del percorso è un edificio di culto di piccole dimensioni chiamato Tre Cappelle di Sariva. Ci separano circa trenta minuti di cammino, un chilometro lineare da percorrere e approssimativamente centotrenta metri di dislivello, strada nella prima metà e mulattiera immersa in un arioso castagneto nella seconda.

Mulattiera verso le Tre Cappelle di Sariva
Tre Cappelle di Sariva
Tre Cappelle di Sariva

Il caldo di quest’oggi appesantisce la semplice camminata, fortunatamente alcuni trefoli d’aria regalano lievi sollievi dall’afa. A tal proposito, è consigliabile percorrere questo trekking in Primavera o in Autunno, sicuramente da evitare l’Estate; forse d’Inverno potrebbe essere interessante con la neve sui tetti delle Masun.

La tappa successiva della camminata punta ora alla Località La Costa sita sull’erboso dorso della propaggine montuosa a divisione fra la Valle Albano e la Valle del Liro. La visita a questa contrada merita per la suggestiva bellezza del panorama sul Lago di Como, la Valtellina, il Monte Legnone in primissimo piano e tutte le vette vicine e lontane delle Alpi Retiche.

Con il trascorrere delle ore, la giornata soleggiata ha virato verso tonalità grigiastre delle nubi e sbiadite della foschia di bassa quota. Nessuna fotografia è degna di nota per i paesaggi, limito gli scatti ai radi edifici immersi nel verde.

Località La Costa è raggiungibile in due modi: strada o sentiero. Il sentiero, sempre ben voluto, taglia gli otto tornanti della carrareccia. Non è affatto faticoso, sale deciso alternandosi a brevi tratti dolci, e piani quando si attraversa la strada. Immerso nel luminoso bosco di castagni, lo scricchiolio delle vecchie foglie autunnali accompagna la camminata sprigionando gracchiosi gridolini crepitanti a ogni passo. Il profumo del castagneto è piacevolmente rilassante, odora di terra, di secco, di legna e, forse, ma non vorrei esagerare, ricorda anche la castagna secca.

Località La Costa con vista sulla Valle San Jorio
Località La Costa con vista su Dosso del Liro

Lasciata Località La Costa alle spalle, si riprende la strada sterrata pianeggiante che si allontana verso occidente. Il bivio da incontrare è poco distante, lì un sentiero pulito e ordinato scende di quota e porta alla Chiesa di Sant’Anna ove è situato la prima Masun del giro.

Colui che scrive ha mancato il bivio, pensieri e sguardi rivolti a chissà cosa, chissà dove. Il tornante della carrareccia in cui mi ritrovo non era preventivato. Cartina alla mano, le soluzioni sono due: tornare indietro (poca voglia) o scendere lungo una sbiadita traccia che punta verso il basso, nel bosco, e nella teoria dovrebbe incontrare il sentiero ufficiale. Per i meno esperti, per chi ha timore di perdersi, per chi non è avvezzo a sapersi orientare facilmente, consiglio caldamente di tornare al bivio. Per gli altri, consiglio di tornare al bivio. Per gli altri, che si sentono sicuri o semplicemente sono esperti di montagna, possono scendere lungo la traccia effimera puntando direttamente verso il basso, mai verso destra. Il bel sentiero CAI è 60m più in basso, circa 5 minuti di discesa ripida e sdrucciolevole fra foglie secche e terreno friabile.

Continuando il cammino, il sentiero segue orizzontalmente la costa montuosa, successivamente degrada in rapidità per poi adagiarsi lentamente fino a un vicino pianoro erboso. Un brevissimo tratto piano porta infine al rado abitato di Cagnavo.
Lasciato il sentiero, la strada sterrata prima e asfaltata poi diviene la nuova via da percorrere. In leggera salita, porta ben presto alla Chiesa di Sant’Anna, quindi alla prima vera Masun.
Questa Masun, a differenza della modella di partenza, ha il tetto in lamiera dai toni grigio-rosso-ramati. La praticità del metallo ha soppiantato la bassa efficienza costruttiva del tetto in paglia e ha permesso la conservazione della struttura sottostante che, senza un tetto, non sarebbe sicuramente arrivata ai giorni nostri. L’alternativa moderna, al contrario di quella arcaica, ha di contro l’essere esteticamente brutta e sgraziata, totalmente slegata nel suo abbinamento architettonico con l’edificio stesso. Non permette la coibentazione rispetto ai trenta-quaranta centimetri di ocraceo spessore fibroso, ma d’altronde questa funzione non ha più senso, non sono più utilizzate a fienile e stalla come una volta. Almeno hanno mantenuto una certa forma d’origine, tondeggiante al culmine e slanciata delle falde.

La quiete del luogo è l’occasione da cogliere per pranzare. Un tavolino ombreggiato è porto per i nostri corpi accaldati, riparo sicuro dallo sferzante Sole e nido di tranquillità per saziare gli stomaci con una morbida e goduriosa focaccia acquistata presso il Panificio Livraghi Bruno a Calozzo (versante comasco del Lago di Como); consigliatissima la tappa al panificio!

Masun a Germasino immerso nel verde del bosco
Masun a Germasino immerso nel verde del bosco

Si lascia la Località Sant’Anna attraversando dapprima il Lake Como Adventure Park per poi, seguendo i segnavia n.4 del CAI, discendere in costa nel fitto bosco di latifoglie fino alla Località L’Avolo.

Casa rurale abbandonata nei boschi di Germasino
Masun e case rurali nei boschi di Germasino

Località L’avolo a Germasino, come si evince dalle numerose fotografie, è riccamente costellata da svariate Masun. Sono sparpagliate a casaccio per l’intera alpe, un verdeggiante declivio erboso contornato da una fitta boscaglia di latifoglie e rade aghifoglie.
Tutte le Masun sono avvolte da lamiere più o meno arrugginite che cercano invano di mantenere un decoro perso da tempo. La lignea struttura ossea di molte è in decadimento, palese, mentre altre hanno la fortuna di essere raffazzonate alla bell’e meglio, anche con fogge e materiali tutt’altro che in stile dell’epoca.

Gruppo di Masun a un alpeggio nel territorio di Germasino
Gruppo di Masun a un alpeggio nel territorio di Germasino
Masun a Germasino, le lamiere hanno rivestito quel che rimane della sua antica veste
Masun a Germasino

Antichi ruderi che talvolta sono stati violentati nell’anima per lasciare lamiera, cemento e lagnami indifferenti come monito all’incuria e al disprezzo.
Perdere questa memoria sarebbe un’insulto alle fatiche di chi ha vissuto secoli fa queste terre, le ha sudate e ha lottato per vivere, o sopravvivere. Perdere le Masun, sarebbe una ferita insanabile.
Se valorizzate potrebbero rimanere per altri secoli a venire, una memoria per i posteri, per i nostri figli. Se valorizzate potrebbero portare anche turismo e quel tanto amato denaro che tutte le amministrazioni locali piangono. Si potrebbe fare di più, basta avere voglia.
Nel mio piccolo posso dare colore e voce al loro silenzio…

Con la malinconia, riprendiamo il cammino verso Germasino.

La strada da seguire segue un sentiero che si trasforma ben presto in ampia mulattiera carrozzabile, ovviamente da chi guida un 4×4. La discesa è tranquilla e degrada dolcemente fino alla strada asfaltata che sale da Garzeno. Oltrepassata, la via discende nuovamente attraversando un ruscelletto prima e un ultimo tratto di bosco poi.
In corrispondenza di uno squarcio erboso nella selva, in fondo al declivio baciato dal Sole, sono dimenticate altre due Masun.

Masun a Germasino immerso nel verde bosco
Masun a Germasino immerso nel verde bosco

La mulattiera continua oltre il bosco ceduo e prosegue lungo un ampio tratto erboso costellato da un universo di fiorellini multicolori che contorna a Nord il paese di Germasino.
A Germasino si possono incrociare altre Masun, inglobate dal moderno abitato. Alcune godono di modesta salute, altre al contrario necessiterebbero di cure immediate. Talune posso anche apprezzare un’ampia vista sul Lago di Como.

Masun a Garzeno immerso fra le case del paese
Due Masun a Garzeno con vista sul Lago di Como

Da Germasino a Stazzona la strada è tutta asfaltata, noiosa per le gambe, stupenda per la vista sul Lago di Como, la Valtellina e le montagne che, quest’oggi, sono imbronciate dal forte temporale in arrivo.

Alcune informazioni sul percorso:

  • Lunghezza: 12 km
  • Dislivello: 650 m d+/-
  • Durata: 5 ore e 30 minuti (con numerose pause fotografiche)

La galleria fotografica a seguire raccoglie le porte rurali immortalate lungo il trekking alla ricerca dei Masun. Questi scatti fanno parte di un progetto fotografico ampio e ambizioso, ovvero collezionare la loro memoria per non dimenticare. L’abbandono e l’incuria, il tempo e le intemperie, l’oblio, porteranno inevitabilmente a perdere traccia della tradizione, della cultura, dell’arte e del scelte di praticità funzionale di porte e portoni che caratterizzano ogni edificio rurale.


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