Agriturismo B&B Il Pradicciolo

La vista del presente si scontra, si mescola, si confonde con il ricordo del passato.

Dalle numerose finestre del salone filtra la morbida luce del primo mattino, dai toni pastello di ocra e di giallo. Leggere pennellate, delicate carezze di tiepido calore. Dipingono sfumature accoglienti, disegnano linee definite, nette, lineari e curve, ritraggono immagini inaspettate, nuove, di una bellezza radicalmente evoluta. Un cambiamento incredibile che si scontra con le ombre della memoria, parzialmente sbiadite dal tempo.

Il mio sguardo saetta in tutte le direzioni dell’ampia stanza in un vortice di fotografie, a colori e in bianco e nero, forme distinte e sfumati resti, luci e ombre. Presente e passato si incontrano nel crocevia di un luogo racchiuso fra quattro mura.

Sorseggio il caldo caffè, torrefatto in terra garfagnina, con il naso immerso nell’aria profumata di biscotti e di torta fatti in casa. Sul tavolino apparecchiato per la colazione, formentini e buccellato assaporano il momento in cui il tempo si ferma, si intreccia, e il tessuto della mia vita prende forma fra i fili di quello che era e di quello che è.

Sono comodamente seduto ove sedie non ve n’erano. La luce non era contemplata, o meglio era solo un vacuo ricordo di quello che non era. Di ospitale e accogliente c’era ben poco, forse nulla. Il buio, le ombre, le tenebre facevano parte di questo luogo abitato da ragnatele spesse e pesanti, imbellettate da coltri di polvere stratificate nelle ere geologiche. Odore di chiuso, di polvere, di paglia stantia, di selvatico che negli anni precedenti ricordava di domestico, di dimenticato. Ora, nel mio ricordo più recente, è rimasto il vuoto riempito dall’assenza. Prima, nei ricordi più datati, erano presenti le gabbie dei conigli, grossi e panciuti, ingordamente affamati di fieno colto nel campo della iàra e lì immagazzinato per l’occorrenza. Anche le galline facevano parte del bouquet aromatico di questo luogo. Loro, al contrario, scorrazzavano liberamente oltre l’attuale porta a vetri che prima era un raffazzonato cancelletto di rete metallica. Oltre i vetri, un panorama inaspettato: una terrazza ordinata, dei tavoli con comode poltroncine, vasi di fiori, ombrelloni e tutto meticolosamente pulito, e un turchese cielo sereno a irradiare questo splendido mattino di novità. Prima, fino a qualche anno fa e oltre, era tutto e niente, ordinatamente in disordine. Ricordo vasi di terracotta ammonticchiati qua e là, coltivazioni di erbacce selezionate con cura e qualche ortica a dar fastidio alle gambe scoperte. Lo Zio Beppino era il padrone di questo piccolo angolo di delirio che con la stanchezza e la fatica degli anni si è tramutato in un luogo dimenticato. Ora, meravigliosamente restaurato, rivoluzionato, nato a nuova vita. Silvia Bertolini, nipote del Beppino e fautrice di questo progetto, ha dato vita a qualcosa di inimmaginabile per la mia memoria, unico, semplicemente stupendo, perfetto. La memoria e i suoi ricordi non vengono soppiantati da questo presente, ma tornano a prendere vita sotto una forma differente. Crescono, cambiano, mutano, si trasformano nel futuro che verrà. Futuro che accompagnerà ogni dettaglio di nuovo e vecchio di questo edificio, un miscuglio discordante di immagini, perfettamente bilanciato nelle emozioni che ho provato, provo e proverò.

Come le parole scorrono nel tempo, anche i dolci sul mio piatto corrono in rapida sequenza verso lo stomaco, avido di ingurgitare queste prelibatezze. Sono obbligato a tornare al buffet, non perché quest’oggi è in programma la visita alla città di Lucca, quindi giornata intensa, bensì perché è una goduria assaporare questi dolci.

Il sorriso radioso degli occhi di Silvia racconta la bellezza della passione nascosta in queste sue creazioni culinarie. Quest’oggi la sua vena artistica propone quattro dolci: due tipologie di biscotto e due tipi di torta. Tutti prodotti da ricette casalinghe, secondo tradizione e con l’importanza della territorialità degli ingredienti.
I formentini, dal nome particolare, rubano immediatamente il mio interesse. Questi biscottoni sono realizzati con farina di Formenton Otto File della Garfagnana e strutto, semplici come una volta, con gli ingredienti di un tempo ma del presente, e con le origini nell’anima. Buoni, ottimi, dal profumo e sapore che ricorda i biscotti delle nonne e l’amore per la terra, ove la terra era di casa e il chilometro zero non ancora esisteva.
Dalla scena rubata dai formentini, dei biscotti senza nome come possono richiamare l’attenzione? A prima vista dei semplici biscotti, belli e sicuramente buoni. Olfatto e gusto traducono la sobrietà della vista in un arcobaleno di aromi che ricordano la farina semi-integrale, il burro e la dolcezza delicata dello zucchero, di forno, di biscottato, ruvido e morbido, grezzo come la farina e delicato come il burro. Si sciolgono in bocca in una concerto di emozioni sensoriali.
Nel buffet della colazione dell’Agriturismo Il Pradicciolo, dal sapore garfagnino, speravo con tutto il cuore di trovare un dolce quasi dimenticato, sognato per anni, bramato per la sua semplicità e la passione del suo aroma. Silvia, quasi avesse letto nei miei più reconditi sogni, offre un inimmaginabile Buccellato dalla livrea ocracea leggermente dorata, con increspature dolcemente biscottate. Quest’oggi serve quello classico con farina Tipo 1 del mulino della Garfagnana, mentre per l’indomani una variante con confettura di pere nell’impasto. Svengo. Perdo totalmente i sensi nell’autentica bontà di questo dolce, ricorda quella bellezza che ho rischiato di dimenticare, di quegli aromi che mai potrei scordare e grazie a lei ho potuto rivivere. La sua versione classica, semplice, senza aromi o ingredienti particolari, proprio come la ricordavo, richiama alla mente emozioni di quando ero piccolo, ingenuo, e non sapevo quanto la semplicità potesse essere così genuina.
Direttamente dalla ricetta di mamma Susi, Silvia sfodera una deliziosa crostata di pasta frolla con confettura di susine dell’agriturismo. Inebriante il profumo burroso della frolla, friabile e gustosa in bocca mentre entra in contrasto con la dolcezza leggermente acidula della violacea prugna. Intensa negli aromi, ma perfettamente bilanciata nel suo complessivo d’essere buona, ottima. La seconda fetta è d’obbligo!

Sul buffet, i ricolmi vasi in vetro che racchiudono Formentini e biscotti frollini celano parzialmente quello che avevo intravisto la sera precedente all’arrivo al B&B. Con la luce del mattino metto a fuoco immagini squadrate di fotografie, riproduzioni di quadri che ben ricordo nella mia gioventù quando venivo a trovare la grande famiglia in Garfagnana. Antonella Bertolini, zia di Silvia, ha immortalato i quadri su tela di suo nonno Giacomo, mio bisnonno, per stamparli ed esporli all’ingresso del B&B Il Pradicciolo. Esporre l’arte del nonno è un’idea perfetta per impreziosire il salone, per conferirgli l’aromaticità artistica della famiglia, per ricordare, per non dimenticare.

Sul buffet, oltre ai ricolmi vasi sopracitati, oltre alle torte sopra-sbafate, ci sono anche morbido pancarrè con farina semi-integrale dall’invitante profumo artigianale e confetture di lamponi e di frutti di bosco da spalmare in tutta la loro cremosità e dolcezza fruttata. Da non dimenticare, parlando di frutta, dell’alzata dedicata alla frutta di stagione, fresca e succosa, che si erge con la sua livrea giallo-arancio-rossiccia.

Lo sguardo torna al tavolo con l’immancabile gentile sorriso di Silvia, lei attenta a raccontare le energie spese e sudate per dare luce al suo progetto, idearlo, studiarlo, farlo nascere dalle polveri, crescere mese dopo mese nelle difficoltà della pandemia da Covid-19, lottare, soffrire, piangere per la perdita di un eroe, lottare nuovamente e, infine, vincere. Perché si, Silvia ha centrato il bersaglio e ha realizzato una bellissima creazione.

Le manie e le ambizioni di protagonismo dei peccati di gola vengono foraggiati con yogurt ai frutti di bosco del Caseificio Marovelli di San Romano di Garfagnana. Cremoso, leggermente acidino nella sua morbida dolcezza sfumata dalle screziature rosso-violacee dei frutti di bosco. Raramente mangio lo yogurt, ma questo merita, sicuramente anche per l’indomani. E la gola si può ritenere soddisfatta in modo totale.

Nella colazione sono proposti anche uova sode delle galline della iàra e la degustazione di salumi di propria produzione, come coppa e pancetta per citarne due. Non vorrei esagerare, quindi rimando alla prossima occasione che sarà incentrata sulla colazione salata. Ho già l’acquolina in bocca…

Lasciata Silvia agli altri ospiti, muoviamo verso camera al piano superiore per prepararci alla visita di Lucca.

Ricordo perfettamente l’inesistenza di una scala interna a collegamento dei due piani, solo quella esterna in pietra permetteva l’accesso ai due stanzoni dell’edificio. Essere al cospetto di una rampa di gradini in acciaio Corten dal colore bruno-ramato, che infilza il soffitto composto da stupende travi in legno, è un’altra caratteristica di rinnovamento che non mi aspettavo. Il soffitto, in stile rustico, è caratterizzato da energiche travature in legno di castagno con mezzane di cotto. Questa meravigliosa vista entra in contrasto con la modernità dell’arredamento, ma allo stesso modo si bilanciano in una danza armoniosa e piacevole. Lasciare il piano terra con tutte le novità e bellezze inattese è quasi un dispiacere, non sono ancora riuscito a coglierne tutti i dettagli, a farlo mio, a salvarlo nella memoria delle splendide emozioni.

Voltandomi sull’ultimo scalino, le scale divengono uno spigoloso budello bronzeo che si apre su un varco squadrato disegnato nell’impiantito. Una volta, il pavimento era un tutt’uno, una simbiosi squinternata di travature in legno mollemente infisse nella muraglia e paglia a coprirne i buchi. Ora, solidi listoni in caldo legno bruno che scivolano fra muri immacolati a frammentare lo stanzone dei miei ricordi, e quattro porte di bianco dipinte, una per ogni stanza. La nostra, mia e della mia fidanzata, è quella dedicata alla montagna con un’enorme fotografia a troneggiare sopra il letto matrimoniale. Lo scatto ritrae il panorama dalla Pania Secca in direzione della Pania della Croce (foto di Antonella Bertolini) che, manco a farlo apposta, è la meta escursionistica per domani.

Se una volta al piano inferiore la luce non era contemplata e le tenebre facevano da padrone sull’ambiente, al contrario a quello superiore un grande portone e alcune finestre davano respiro allo stanzone rigurgitante di disordine. Non ho idea di cosa fosse stipato in questo luogo del delirio, non ho idea di cosa fosse reale o immaginario, di vero quello superficiale alla prima vista, di illusorio quello sepolto da tutto il resto. Un archeologo mollerebbe immediatamente la spugna nel varcare il portone, invece lo Zio Beppino sapeva esattamente, forse, dove trovare quello che cercava. Quando lui entrava, io attendevo sulla soglia immerso in una nube di emozioni contrastanti: perplessità per la babele di tutto e niente, timore per il pavimento flessuoso, curiosità per i tesori nascosti racchiusi in quello scrigno polveroso, inquietudine per i mostri a otto zampe nascosti non si sa dove o da chissà quale altro bruto indifeso.
Avere nello stesso momento la coscienza di quello che era e la certezza di quello che è, e realizzare quanto siano contrastanti le immagini, le sensazioni e le emozioni di quello che sono, è indescrivibile. Sembra di vivere una doppia vita, due strade sovrapposte che corrono l’una dentro l’altra in una simbiosi litigata. Ricordi che si mescolano con il presente, geometrie e colori tangibili che si amalgamano con il passato.

Se una volta giacevano ammonticchiati alla rinfusa la qualunque cosa possa venire in mente, al contrario le stanze degli ospiti sono ariosamente ampie e ospitali. Il letto matrimoniale troneggia al loro interno con la sua confortevolezza da primo sguardo che seduce al riposo; sostantivo femminile confermato la notte precedente. Ad arricchire le comodità della camera, due comodini e un capiente armadio a tutt’altezza. Stanza sobria, pulita e piacevolmente rilassante, illuminata da splendide finestre dal sapore antico, ma dalla performance tecnica che sigilla perfettamente l’ambiente interno da quello esterno. Il bagno, anch’esso perfettamente studiato nei dettagli, ha una doccia immersiva con la quale mi sono innamorato al primo bagno.

Lucca è in nostra attesa, quindi scendiamo al piano d’ingresso.
Lì troviamo nuovamente piccoli spumini di candida bontà preparati da Silvia. Gustati la sera prima al nostro arrivo, ci aspettano per un secondo passaggio d’assaggio. Al primo non avevo compreso esattamente il loro significato, il secondo diventa un doveroso supplizio per valutarne nuovamente la fiabesca delizia. Sia chiaro, generalmente le meringhe non mi fanno impazzire, ma questa gradita sorpresa ha rovesciato inaspettatamente le carte in tavola. Talvolta le imprevedibilità della vita possono cambiarla, come la casualità dell’avanzo degli albumi dalla preparazione della pasta frolla, che ha regalato un gusto nuovo alle mie papille.

Oltrepassato l’uscio d’ingresso, un breve filare di olivi ci accompagna verso la discesa carrabile che in breve raggiunge la vicina strada; oltre di essa è situato il parcheggio di proprietà dell’Agriturismo B&B Il Pradicciolo. Semplicemente comodo.

Parlando di comodità, il centro storico di Castelnuovo di Garfagnana è a meno di cinque minuti a piedi dal B&B. E’ una piacevole scoperta che merita una visita. La Rocca Ariostesca, il simbolo della città, domina Piazza Umberto I; oltrepassando il suo maestoso varco d’ingresso si giunge nelle antiche vie del centro. All’interno della fortificazione si trovano il Duomo dei Santi Pietro e Paolo, il Loggiato Porta sede di periodici mercatini alimentari o di artigianato, Porta Miccia o Porta di Castruccio che si affaccia sul Fiume Serchio e le innumerevoli vie e viette in cui perdersi.

Tornando verso l’agriturismo, ma puntando verso il Fiume Serchio, e oltrepassando una cancellata in ferro, una stradina sterrata porta all’ormai famosa iàra, da me citata diverse volte. Cos’è? Il vocabolo ha origine dalla radice di aia ed è una variante fonetica di aiàra, ovvero letto del fiume, ghiaia. La iàra altro non è che una piana nata dai detriti alluvionali del fiume e che è stata addomesticata dall’uomo nei secoli a seguire. Lì, oggi come una volta, è situato il cuore pulsante dei prodotti agricoli dell’Agriturismo Il Pradicciolo. Al passato riferendomi ai terreni di coltura dove lo Zio Beppino coltivava pomodori, patate, cavoli, zucchine, insalate e altre leccornie di cui ho perso memoria, al presente dov’è Silvia a tessere l’organizzazione di campagna prendendo in eredità la tenacia e la grinta del mio eroe.


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