Maratona Fotografica di Bergamo (1° posto assoluto)

Le mie precedenti partecipazioni a questo concorso fotografico non hanno mai portato a risultati, quest’anno è diverso. Cosa è cambiato? Niente di particolare, ma le fotografie scattate durante la giornata di sessione podistica avevano una marcia in più rispetto al solito, cosa? Stranamente rispetto al solito, mi sono piaciute fin da subito, molto inusuale.
Il giorno della maratona fotografica ho con me uno zaino pesante, carico di attrezzatura fotografica. Mi sento Rambo prima di affrontare il nemico, a tracolla Canon 6D Mark I accoppiata con Canon EF 16-35mm f/4L IS USM, nello zaino Canon EF 100mm f/2.8 L Macro IS USM e Samyang 12mm f/2.8 ED AS NCS Fisheye, mentre attaccata allo spallaccio dello zaino Fujifilm X-T2 con Fujifilm XF 56mm f/1.2 R, e sempre nello zaino treppiede, filtri a lastra e tutte le possibili diavolerie che possano servire in caso di necessità, tutto.
In molti mi guardano storto, chissà cosa staranno pensando di me. Sicuramente tutto quello che penserei io o qualcun altro vedendo uno conciato in questo modo. Rido dentro di me, ma sono proprio ridicolo.
Al via i primi due temi, a mezzodì gli altri due. Quattro temi da sviluppare, una fotografia per tema, una giornata per liberare l’estro.
Ogni passo una fantasia, ogni sguardo un pensiero, cammino e ragiono, frusto il mio neurone per fargli vomitare ogni minima idea, sensata o bislacca che sia, ogni possibile via d’uscita per trovare la luce. Rompo le scatole a chiunque, ma proprio a tutti. Strano, in genere sono timido e vergognoso. Quest’anno sono agguerrito, ribelle con me stesso.
Il primo scatto, in chiesa, furtivo, di soppiatto colgo gli sventurati di spalle. “La Domenica” è una foto, ma non mi convince al 100%. Proseguo, ho bisogno di altro. La giornata termina, mi devo accontentare di questo scatto.

La Domenica

Il secondo scatto, fuori da una chiesa, appisolata sotto il caldo Sole, una pesante catena, le luci giocano con proiezioni e disegni. “Ombre” è una foto, quasi convinto, ma non eccessivamente. Proseguo, ho bisogno di altro. Al termine della corsa, questo è quello più convincente, e sia.

Ombre

Il terzo scatto, il tempo si ferma nell’attimo in cui il mio sguardo coglie il momento fotografico più bello della mia vita (almeno credo), schiaccio il pulsante del “Pausa“, punto, inquadro, scatto. “Sguardi” è La foto, non c’è altro da dire. Tre persone, tre sguardi rivolti in differenti direzioni, un poster con il viso di una modella, un riflesso, cinque espressioni rivolte a non so chi. L’attimo dopo, tutto sparito come neve sotto il Sole del deserto.

Sguardi

Il quarto, patito, sofferto, travagliato, pensato e ri-pensato. Sono in Città Alta, telefono all’orecchio e panino alla crema cioccolato e nocciole della Novi (la mia preferita), chiamo mia mamma che dall’altro capo del filo invisibile ride per la mia richiesta. Dopo circa 1 ora ci ritroviamo in Piazza Vittorio Veneto, in Bergamo Bassa. Le spiego la mia bizzarra idea e sorride. Cavalletto e macchina in posizione da una parte, all’opposto mia madre con in mano uno specchio. I tentativi si susseguono a raffica, devo farcela, lotto ostinatamente per il risultato mentre lo sguardo della mia modella inizia a stancarsi, ma non demorde, credo in me. L’attimo è fatto, la frittata no. “La città riflessa” è il secondo scatto della mia vita è mio.

La città riflessa

4 immagini in bianco e nero, elaborazione direttamente in camera, filtro del rosso e nient’altro, così come Fujifilm ha pensato il bianco e nero.
Nessuna post-produzione, il computer è a casa ma questo weekend sono a Bergamo.
1 macchina fotografica e 1 obiettivo fisso.
Queste 3 cose, nient’altro. Tutta l’attrezzatura non è servita, la semplicità a vinto.
La sera invio le immagini, dalla macchina fotografica all’email passando dal mio cellulare come ponte. Spero che questo non pregiudichi la qualità, ma non posso fare altrimenti. Premio “Invio”, chissà quali saranno i risultati.
I giorni successivi rendono immortale la sensazione di soddisfazione dei miei scatti, due in particolare. Un formicolio di fondo pervade il mio corpo, ho la certezza non matematica di poter vincere, me lo sento. Sono talmente sicuro di me stesso che potrei metterci la mano sul fuoco, me lo sento.
Il risultato arriva nei primi caldi estivi. Non un primo posto in una qualsiasi categoria, ma nella categoria assoluta. Il 1° posto. La soddisfazione è palpabile, tangibile come la stretta di mano alla consegna del premio.
Sul quotidiano L’Eco di Bergamo compare mia mamma con lo specchio in mano, un’ulteriore soddisfazione a quella collezionata da poco.


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